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Il linguaggio dello Yoga. Asana che!?

Buona giornata banane!

lo Yoga è sempre di più alla portata di tutti, ma spesso ci sentiamo a disagio quando sentiamo parole in Sanscrito.

Ricordo le mie prime lezioni parecchi anni fa’ dove era tutto nuovo, difficile da ricordare e da comprendere. Il pensiero era: “ma oltre a respirare, a posizionarmi e concentrarmi devo ricordarmi anche tutti questi nomi?!”.

Ovviamente era la proverbiale fretta a farmi dire così, ma dopo anni, tutto questo diventa familiare e regala la calma e la sicurezza di sapere cosa si sta’ facendo in quel dato momento.

Per chi si chiedesse perchè si usa il sancrito:

questa lingua è parte della famiglia delle lingue indoeuropee ed è anche la lingua ufficiale dell’india (culla dello Yoga). Possiamo considerarla al pari del latino e del greco antico per noi (fonte Wikipedia).

Una delle prime e principali parole che incontreremo nella pratica è “asana” che viene tradotta come “posizione”. Lo scopo delle asana è quello di lavorare sui canali energetici (chiamati anche nadi e di cui vi spiegherò prossimamente) e sono spesso ispirate dalla natura.

Una posizione di yoga viene assunta da chi pratica, per step, su indicazione di un insegnante esperta. Sconsiglio (sopratutto a chi inizia) di cimentarsi in asana complesse sulla base di quanto visto on-line e su Instagram, facendolo si rischiano infortuni (anche seri)!

Quando siamo in un’ asana proviamo, per prima cosa, a concentrarci sul respiro e a capire come si comporta in relazione alla posizione assunta. Il respiro ci ancora alla posizione e ci permette di essere presenti. In quel momento siamo osservatori.

Se riusciamo a padroneggiare il respiro in un asana siamo a buon punto per entrare e sviluppare la meditazione (ma ci si arriva per gradi!).

Spero che questa prima infarinatura possa esservi utile.

Alla prossima.

Namastè.

Giulia

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